Davì
“Che io non pensavo mica che a leggere si potesse imparare a costruire dei mondi. Lo devo a Beatrice questa magia. E’ lei che mi presta i libri. E mi ha regalato anche una coperta . E un telo di plastica trasparente e grande che sembra la vela di un galeone spagnolo. Lo devo a lei. Le parole dei libri mi sembra che riescano a trafiggere il silenzio. Rotolano misteriose e si dispongono in un ordine magico a formare frasi che riescono a farti nascere emozioni che nemmeno sapevi di avere. Ti prendono e ti portano lontano, dentro mondi che non conoscevi e che, forse, non conoscerai mai”. E’ il giovanissimo Davide, detto Davì, a raccontare in prima persona la sua vita per strada, dove ha trovato serenità e pace, il sostegno di una giovane e tenace bibliotecaria che lo aiuta a fare i conti con la realtà e con il suo passato.
Insegnare agli studenti sordi
Partendo dal presupposto che “gli alunni sordi non sono semplicemente alunni udenti che non sentono ma sono, piuttosto, persone che per le loro peculiarità imparano in modi e contesti in parte diversi da quelli degli udenti”, gli autori offrono un contributo al miglioramento delle pratiche educative, mettendo in rilievo la specificità di bambini e ragazzi sordi, i loro punti di forza e le loro necessità, illustrando i fattori che condizionano riuscita scolastica e formazione.
Bisogni educativi speciali: il funzionamento intellettivo limite o borderline
Attraverso l’esame di numerosi casi, gli autori approfondiscono la riflessione su quanti non hanno una vera e propria disabilità intellettiva ma un funzionamento intellettivo inferiore alla maggioranze degli studenti e che pertanto necessitano di interventi di sostegno a livello educativo e scolastico.
Psicologia delle disabilità
Dopo un capitolo introduttivo che ripercorre la storia dell’inclusione scolastica, il libro prende in esame alcuni deficit, analizzandoli sia dal punto di vista clinico che dei possibili interventi educativi e riabilitativi.
Cecino
“C’era una volta una famiglia che aveva un figlio piccolissimo, piccolo come un cece. Proprio per questo l’avevano chiamato Cecino”. La storia di un bambino le cui dimensioni ridotte non riescono a impedirgli di darsi da fare e aiutare quando ce n’è bisogno e di uscire indenne da imprevedibili incidenti di percorso. Una storia divertente in cui si sottolinea anche l’importanza di un atteggiamento di fiducia da parte dei genitori che permette di crescere.

