Quello che non sai di me
Dopo la morte del suo ragazzo, Jam è andata in pezzi, nessuno pare in grado di aiutarla. Così viene mandata ad una scuola che accoglie ragazzi che hanno subito traumi da cui faticano a riprendersi. Insieme ad altri quattro ragazzi si trova inserita in un corso avanzato di inglese tenuto da un’anziana insegnante. Dovranno lavorare insieme, rispettare alcune regole e scrivere un diario. Sarà proprio la scrittura che aprirà un varco, permetterà la formazione di nuovi legami e aiuterà ciascuno di loro ad affrontare quanto accaduto ma, soprattutto, a imparare a conviverci e a guardare avanti.
Guarigione
“ In certi casi mi sento un guarito. Forse perché ritengo che la disabilità non sia in fondo una malattia, ma una condizione particolare dell’individuo […] è stato il riconoscimento dei limiti e delle capacità del mio corpo a segnare ciò che io chiamo “guarigione”, ossia un processo continuo di comprensione di me stesso. Credo che ciò possa avvenire a livello, per così dire, biologico, considerando la propria corporeità non come un elemento disgiunto dalla sfera interiore, ma come costitutivo della persona, al di là della netta divaricazione tra anima e corpo, tra materia e spirito, tipica della nostra mentalità”. Partendo dal racconto della propria esperienza, l’autore propone una riflessione sulle procedure ospedaliere e le maggiori difficoltà che incontrano persone con disabilità nel loro approccio con la sanità e sottolinea con forza la necessità di un’alleanza fra medico e paziente che non può prescindere da un ascolto attento.
La figlia di Jean
Jean è diventato adulto, ha una moglie, due figli e un lavoro che gli permette di mantenere decorosamente la famiglia. Parallelamente alle sue vicende immaginarie, scorre la storia della Francia all’epoca della Rivoluzione francese e del Terrore mentre si fanno sempre più aspri i toni di chi difende la strada dell’oralismo o invece sceglie la lingua dei segni.
Jean il sordo
Gli autori scelgono un modo insolito e originale per raccontare una storia di riscatto sociale e di nuove possibilità. Siamo in Francia alla fine del ‘700 e il giovane Jean, sordo segnante, trova nell’abate de l’Épée un aiuto insperato per migliorare la propria istruzione e trovare poi un lavoro. Attraverso le vignette, in cui nuvolette diverse indicano se chi parla è o meno segnante, seguiamo la sua storia immaginaria ma che ripercorre quella reale della progressiva affermazione dell’istruzione pubblica per i sordi e del rispetto verso una forma di comunicazione prima disprezzata e non compresa.

