Mettete dei fiori nei vostri cannoni
È estate e fa molto caldo, “Ulisse però non ha né l’aria condizionata e neanche un ventilatore […] casa sua è porta Lame”. Siamo a Bologna e l’incontro fra Ulisse, senza fissa dimora, e una bambina scappata di casa è l’occasione per raccontare come, dai cannoni di bronzo abbandonati dagli austriaci, sconfitti e costretti alla fuga nel 1848, alla statua equestre di Mussolini, si è arrivati ai partigiani di porta Lame.
Sirena Sirani
“Era un prodigio un incanto una sirena. Tutti ammaliava e ammaliò anche me con la sua lunga coda pennellante che s’arrischiava e s’arrischiava e dipingeva maraviglie”. È Carlo Cesare Malvasia che, con un linguaggio volutamente un po’ arcaico ma pieno di partecipazione, racconta la storia di Elisabetta Sirani che ha 17 anni quando per la prima volta firma con il suo nome un dipinto che è già un capolavoro. Il padre, quando ormai è famosa, le impedisce di andare a Roma dove potrebbe lavorare insieme ad altri grandi artisti. Elisabetta deve obbedire ma ottiene di poter aprire una scuola di pittura nella sua casa-studio bolognese riservata solo alle donne, evento unico per l’epoca.
Il riposino
Ispirato alla storia personale dell’autrice, l’albo racconta di Mila che abitualmente passa la domenica con i nonni, due uomini appassionati di orticoltura e dolci. E, mentre nonno Jajo va nell’orto, nonno Pippo le propone un sonnellino che Mila rifiuta. Per impiegare il tempo, decide di dedicarsi ai lavori di casa ma, in un vortice di attività di ogni genere, finirà per stancarsi anche lei.
Ti prendo, Dodo!
Un albo coloratissimo, tutto in simboli della CAA, che racconta di un dodo spensierato che se ne va a passeggio. Attraversa una giungla, saltella fra i sassi (ma sono proprio sassi?) di una palude molto calma e arriva al mare. È molto rilassato e completamente inconsapevole, a differenza dei piccoli lettori, dei molti pericoli che ha sfiorato e non sa che è inseguito da una tigre che vuole mangiarselo! Ma poi arriva fra l’erba alta e …
Giorni verdi giorni blu
“… intendo una tristezza senza motivo. Pesante. Mi sveglio felice e poi succede una cosa qualsiasi, o anche niente, e all’improvviso mi ritrovo triste, e non riesco a smettere di esserlo. A volte mi spavento così tanto che non riesco a respirare. A volte faccio finta di essere malata per stare a casa da scuola perché mi sembra impossibile alzarmi dal letto. È così che ho inventato l’Everwood. Ho cominciato a scrivere le sue storie per sentirmi meglio”. È a causa di questa tristezza e dei loro problemi di coppia che i genitori mandano Finley a passare l’estate dai nonni paterni che non conosce, in una grande casa elegante e silenziosa, dove sono spesso presenti anche le zie e i cugini. La ragazzina non è a suo agio, non capisce perché non ha mai frequentato questi parenti, così si rifugia nel suo quaderno e nelle storie del bosco che continua a scrivere. Ma ai margini della grande casa un bosco esiste veramente e ci sono dei ragazzini che a lei e ai cugini è proibito frequentare. Intrecciando le sue storie con la realtà, Finley troverà la chiave per affrontare se stessa e anche i segreti che circondano la sua famiglia.

