Il mistero della buccia d’arancia
Anna, vivace ragazzina ebrea con una grande famiglia, va a scuola volentieri ma odia la storia e, quando l’insegnante propone alla classe una ricerca, si trova in difficoltà. Ma indagando sulla storia della nonna, aiutata dal fratello e dalle cugine, comincerà a capire davvero cosa è successo negli anni del fascismo e delle leggi razziali.
Un uomo a metà
Il nonno di Michael è un reduce di guerra, dove è stato gravemente ferito tanto che sul volto e sulle mani gli sono rimaste ferite e cicatrici indelebili. Le relazioni con lui sono difficili, nessuno deve guardarlo direttamente né fargli domande sul passato. Così almeno lo hanno educato i suoi genitori. Ma Michael è attirato irresistibilmente dal nonno con cui, complici le vacanze estive e la comune passione per la pesca, riesce costruire un rapporto autentico e profondo.
Il pinguino che aveva freddo
Cosa può fare un piccolo pinguino freddoloso che, unico fra i compagni, non osa nemmeno buttarsi nell’acqua gelata e avrebbe solo voglia di caldo? L’incontro con una balena che gli propone un viaggio, gli porterà la soluzione. E alla fine scoprirà che non è solo.
Il viaggio di Caden
“La paura di non riuscire a vivere si accompagna al timore, profondo e costante, di vedere il mio potenziale che si disintegra in un fallimento senza rimedio, nel quale tutto ciò che dovevo essere viene spazzato via dalla realtà. A volte penso che sarebbe più facile morire, anziché affrontare quello che mi aspetta: tutti rimpiangono ciò che non è stato, ma quasi nessuno si preoccupa di ciò che non è andato esattamente come avrebbe dovuto. I ragazzi che muoiono vengono messi su un piedistallo, i ragazzi con una malattia mentale vengono nascosti sotto il tappeto”. Come dice l’autore, il libro “non è in alcun modo un’opera di fantasia. I luoghi visitati da Caden sono fin troppo reali. Una famiglia su tre negli Stati Uniti è colpita dallo spettro della malattia mentale. Lo so perché la nostra famiglia è fra queste […] sono rimasto a guardare mentre qualcuno che amavo intraprendeva un viaggio nell’abisso, e mi sono sentito impotente perché non potevo fermare la sua discesa. Con l’aiuto di mio figlio ho cercato di capire com’è stata quella discesa. Le impressioni dell’ospedale, il senso di paura, le paranoie, la mania e la depressione sono reali […] ma anche la guarigione è reale. Le malattie mentali non se ne vanno mai del tutto, ma possono, in un certo senso, recedere […] La nostra speranza è che Il viaggio di Caden darà conforto a chi ci è passato, facendogli capire che non è solo e […] aiuterà a comprendere che cosa significa navigare nelle acque oscure e imprevedibili della malattia mentale”.
Stupido libro!
A cosa serve un libro senza figure? si chiede il piccolo protagonista. Troverà la risposta proprio sfogliandolo e trovando parole per dire la rabbia, la gioia, la tristezza.

