Mi chiamo bambino
Tasane, figlio di un rifugiato, dice che non è questo il motivo per cui ha scritto questo libro ma perchè “Tutti noi non vogliamo altro che un luogo a cui appartenere: Vogliamo non dover soffrire la fame. Vogliamo poter ridere e giocare. Vogliamo vivere. E’ per questo che ho scritto Mi chiamo bambino”. Ispirato alle storie dei tantissimi bambini che vivono nei campi profughi, in fuga da guerre e disastri ambientali, il romanzo racconta di alcuni di loro, della loro lotta per un poco di cibo e del desiderio di poter tornare a sorridere e a giocare.
La piccola pittrice
In una città governata da mostri, dove non c’è spazio neanche per il canto degli uccelli che vengono imprigionati, arriva una bambina che nel dipingerne i volti mette i potenti di fronte alla loro crudeltà. Dovrà fuggire ma, facendolo, provocherà la loro distruzione e l’aprirsi di una speranza.
La felicità è appesa ai sogni
Cesira che non voleva la valigia, Nimasha e l’impasto della pizza, Felicité e la danza…. Sono alcune delle protagoniste dei racconti raccolti in questo libro. Racconti che si ispirano liberamente ad un progetto di ascolto di storie narrate da donne di tutto il mondo che per idearle sono partite dalla propria esperienza personale, dal proprio vissuto e dai propri sogni.
Cosa c’è nella tua valigia?
“Un giorno arrivò uno strano animale, sembrava coperto di polvere, stanco, triste e spaventato. Trascinava una grossa valigia”. L’incontro con questo animale sconosciuto lascia tutti perplessi e increduli. Quando si addormenta, la valigia viene forzata per verificare se corrisponde al vero quanto ha narrato. La scoperta del contenuto vincerà tutti i pregiudizi.
La voce
Il piccolo protagonista di questa storia completamente in simboli è smarrito e triste per l’assenza della mamma, ricoverata in ospedale. Non ha certezze sul suo ritorno e la notte diventa un momento difficile da affrontare mentre la sua cameretta si popola di mostri che lo costringono a rifugiarsi nel lettone con il papà che, senza fare domande, lo accoglie in un abbraccio rassicurante.

