Wild l’eco della foresta nera
Quanto c’è di vero nella fiaba di Hänsel e Gretel? Un romanzo dalle sfumature gotiche, ambientato agli inizi del’800 quando le strade dei fratelli Grimm si sono incrociate con quella di una giovane donna appassionata di storie. Dot è realmente esistita e ha dato un contributo fondamentale alla realizzazione de Le fiabe del focolare. La sparizione di due fratellini è l’occasione per raccontare anche di un periodo storico in cui alle donne non era lasciato spazio se non come mogli e madri mentre sono state proprio loro a farsi portavoce delle tante storie raccontate intorno al fuoco.
La disabilità spiegata ai bambini e alle bambine
“Se un bambino non si sorprende nel vedere una giraffa in un libro, anche se non ne ha mai vista una per strada, è perché gli è stato insegnato che esistono tanti tipi di animali sulla Terra. Allo stesso modo, possiamo insegnargli che esistono tanti corpi umani differenti quante sono le stelle nell’universo. Parlare di disabilità ai bambini significa prima di tutto smettere di complicare le cose. I bambini hanno bisogno di verità, adattata al loro linguaggio e alla loro capacità di comprensione, ma priva di edulcorazioni, giri di parole e eufemismi. Hanno bisogno di storie che li aiutino a sentirsi vicini a ciò che non conoscono”. Con queste parole l’autrice spiega come è nata la storia di Azzurra che ha otto anni e una passione sfrenata per le scienze. Usa una sedia a rotelle elettrica, che ha affettuosamente soprannominato Giuditta e non vede l’ora di costruire il progetto assegnatole dalla maestra.
Sarò i tuoi occhi
“Non ti preoccupare, mamma. Ti insegnerò a vedere il mondo come lo vedo io. Con un senso in più. La fantasia che tutto può”. Valentina ha già raccontato agli adulti la storia di suo figlio Cesare che, nella sua breve vita, ha dovuto affrontare ricoveri e cure pesanti e che ha perso la vista quando era ancora piccolissimo ma non per questo ha smesso di sorridere e giocare. In questo albo, rivolto ai bambini, racconta in forma di fiaba come lei e il suo bambino hanno saputo affrontare la cecità.
Else-Marie e i suoi piccoli papà
“Tutti i giovedì sera me ne sto seduta qui ad aspettare che i miei papà tornino a casa. Ne ho sette. Però sono abbastanza piccoli e identici tra loro. Non so mai chi è chi”. Si apre così questo divertente albo illustrato che dà voce ad Else-Marie e ai suoi racconti. Le giornate scorrono serene, i papà vendono telefoni cellulari e viaggiano per tutta la Svezia, la mamma lavora e la bambina va a scuola. Viene però un giorno in cui dovranno essere i suoi papà ad andarla a prendere a scuola e questo la preoccupa tantissimo: potrebbero finire schiacciati, addentati dal cane di una sua compagna, usati come giocattoli… Come finirà? Ma perché proprio sette? si è sentita chiedere l’autrice che risponde: “Era il numero giusto. Ho fatto schizzi e prove. Sette papà prendevano il giusto spazio nelle illustrazioni. Entravano sulla poltrona. CINQUE papà sarebbero stati troppo pochi. E se avessi disegnato NOVE papà sarebbero diventati troppo piccoli”.
Al di là del fiume
Cociacchi e Tatarri convivono placidamente anche se gli uni amano gli orsi e vivono nelle case e gli altri amano i falchi e vivono nelle tende. Ma tutto cambia quando un banale litigio fra due ragazzini viene preso troppo sul serio dagli adulti tanto da scatenare una guerra. La storia viene raccontata da entrambi i punti di vista, basta capovolgere il libro per scoprire che, alla fine, bastava ascoltare i bambini! Un’idea divertente per un libro che permette numerose scoperte se si osservano con attenzione le illustrazioni e le storie dei diversi protagonisti. Uno per tutti, il grande Arbusto, personaggio epico e venerato che, si scoprirà, è ben diverso da quello che appare.

