Becco d’aquila
Antonio Ligabue si racconta ai ragazzi permettendo di leggere, oltre la sua diversità e il suo essere stato temuto e considerato pazzo, un mondo ricco ed emozionante e un uomo che, pur nella sua marginalità, ha tante cose da raccontare e una rara sensibilità nel saper guardarsi intorno e cogliere quello che accade.
Quando tutto tornerà a essere come non è mai stato
“Non dimenticherò mai quel momento. Avevo inventato qualcosa che era vero […] inventare significa ricordare”. Basato sui ricordi della sua infanzia, il romanzo racconta del piccolo Josse che, con la sua famiglia, vive all’interno di un grande ospedale psichiatrico per i minori di cui il padre è direttore. Ironico, a tratti divertentissimo, e insieme malinconico e lucido, lo sguardo del ragazzino si posa sui suoi genitori e i suoi fratelli ma anche sui numerosi pazienti con cui condivide spesso giochi ed esperienze. E ne emerge un quadro in cui la diversità non fa paura e anzi diventa parte integrante della vita e del diventare grandi.
Gina e il pesce rosso
“Pesciolino ha qualcosa che non va – risponde Gina – si comporta in modo strano”. Attraverso la storia di un gruppo di piccoli amici che devono fare i conti con la morte di un animaletto cui erano affezionati, il libro aiuta i bambini più piccoli ad affrontare un tema di cui spesso gli adulti evitano di parlare.
Una topolina coraggiosa
“Guarda che fortuna – le dice Carlo sottovoce – ecco un sassolino scacciapaura, proprio qui in terra vicino a noi! Tenendo in tasca un sassolino come questo, ti viene molto coraggio”. La storia di una topolina paurosa che, aiutata da un gruppo di amici, impara ad avere fiducia in se stessa.
Ti seguirò fuori dall’acqua
“Tu sei vita. Ecco cosa sei. Le idee su di te diventano logore: stantie, sanno di morte. Asfittiche. Tu sei il germoglio e le mie idee foglie marcite nel fango. Inutili, irreali. E poi non sono idee: sono sempre state il frullato continuo della stessa idea. La ricerca impossibile di un Francesco che non c’è […] Ti studio. Sei fragile e pericoloso. Ma inizio a capirti. Tu non accetti compromessi. Tutto quello che è depositato sul fondo lo porti in superficie. Tu – e io, che ti accusavo di essere irreale… – in meno di un’ora hai costretto a diventare autentico tutto ciò che hai toccato. Tuo padre. Con te in braccio ogni cosa in me si riduce all’essenziale. Mentre mi fissi – senza potermi fissare – penso che il mio Francesco non è nato e al suo posto sei nato tu […] così come ora ti sostengo tra le braccia dovrò sostenerti nella vita. Perché se tu sei qui per me: io sono qui per te [… da questo istante, io e te diventiamo una squadra. La più forte, invincibile e indivisibile squadra che sia mai apparsa sulla terra. Io e te”.

