Human
Arcade è tutto ciò che resta della Terra: una città in verticale dove non esistono più animali e vegetali e il sole non penetra più ad illuminare gli strati più bassi. Qui vivono gli uomini sopravvissuti, circondati da robot sofisticati che rivendicano autonomia e dignità. Ambientato in un cupo futuro, il romanzo racconta di Cass, robot di ultima generazione, in grado di pensare e di provare sentimenti. Una bella storia di fantascienza, che porta sottotraccia il ricordo di Blade Runner, che parla anche di pregiudizi e accettazione, di diversità e tolleranza.
Orizzonte inclusione
Un’edizione speciale per ricordare le dieci edizioni de “La qualità dell’integrazione scolastica”, appuntamento biennale che da vent’anni raccoglie a Rimini educatori, insegnanti e non solo. Una selezione di interventi che ripercorre la storia dell’integrazione scolastica e dell’inclusione.
Barbaro
Non servono le parole per accompagnare il coraggioso guerriero che fin dalla prima pagina, inforcato il fedele destriero, combatte e sconfigge mostri di ogni genere fino all’inatteso finale tutto da gustare.
Eli sottovoce …. Le matite
Eli è una libellula che non si arrende mai, trova sempre una soluzione creativa anche quando sembra che niente vada come dovrebbe. In questo caso è alle prese con una scatola di matite con cui vorrebbe costruire una torre. Un formato alto e stretto per una storia senza parole in cui sono le illustrazioni, e quindi la fantasia, i principali protagonisti. Ognuno può leggere la storia come vuole, secondo le sue competenze, la sua sensibilità e la sua immaginazione.
Salgo a fare due chiacchiere
“… adesso mi sento più serena e penso che papà sia davvero in buone mani. Mani di altri che fanno bene quanto le nostre, e questa è un’altra bellissima scoperta: accettare che non ci bastiamo e non siamo indispensabili e la nostra grandezza è nell’affidarsi pienamente a chi può aiutarci. Non è semplice all’inizio farsi da parte per qualcuno che sa fare meglio e più di te, ma poi ti commuovi pensando a quanto senza di loro sarebbe invece impossibile […] Papà ha superato l’intervento. Ce l’ha fatta. Apparentemente sembra sempre uguale, ma sta facendo del suo meglio, lo sento. E’ con noi, a modo suo, ma è con noi. Non si può pensare diversamente […] Ogni giorno prego molto perché lui stia bene, non perché torni come prima, ma perché stia bene e mi senta e mi capisca. Prego così perché sento che questa è una speranza realistica. Se pregassi per averlo come prima sarebbe un po’ come consumare una preghiera, allora preferisco giocarmela bene […] Che dire ancora? E’ una vita nuova, che piaccia o no c’è e io me la voglio giocare. Fa male pensare così, sì, ma fa anche bene. Fa bene a papà? Spero di sì. Fa bene a noi? Penso di sì”. La storia di un anno passato al fianco di Luciano che un incidente ha ridotto in stato vegetativo raccontata dalla figlia e dai volontari che l’hanno affiancata. Tutti veri i protagonisti e la storia a cui l’autrice ha solo prestato la penna per farne un libro e raccontarla a tutti .

