L’asino mancino
“… non c’è insegnamento senza apprendimento. Un elemento però è indispensabile: ascoltare e far vivere le diverse idee. Impossibile che emerga saggezza senza che si possa esprimere un’opinione […] si impara davvero quando si vive un’esperienza e poi la si rielabora concettualmente. Che insegnare è un grande atto di umiltà, di cura e di amore. Che si apprende quando ci si sorprende, quando non tutto è previsto. Che la scuola ce la si può creare ogni giorno e non è per niente un luogo fisico […] a volte mi chiedo se i veri maestri non siano quelli che non sanno o per lo meno non pretendono di esserlo”.


“Vorremmo che nessuna donna debba più vergognarsi di parlare della propria disabilità, che a nessuna donna venga tolta la speranza, la possibilità e la scelta di poter diventare o essere una mamma. Semplicemente, ostinatamente una mamma”. Una raccolta di voci di donne, mogli, figlie, madri. Soprattutto madri che, raccontando le loro storie, sottolineano con forza che anche per le donne disabili, come per tutte le altre, la maternità è un diritto.
La storia di un papà che deve fare i conti con l’autismo del figlio e riesce a concretizzare l’idea di un luogo di lavoro che dia risposta ai tanti (anche se non a tutti) che non trovano collocazione, “un luogo dove offrire lavoro, dignità e futuro ad altre persone autistiche […] lo so, qualcuno pensa che io sia un illuso visionario, qualcun altro che le mie idee siano irrealizzabili, che come al solito abbia perso il senso del limite […] oggi come oggi, Leo non sarebbe in grado di inserirsi in questo contesto lavorativo, ne sono consapevole. Ma io non perdo la speranza. Io non mi rassegno, questo sicuramente no”.
La bambina protagonista di questa graphic novel è sorda e vive in Francia quando ancora l’utilizzo della LIS era vietato. Solo nel 1976 ne è stato consentito l’utilizzo. La storia che avete tra le mani, con poche frasi e immagini potenti trasmette i suoi sentimenti e la sensazione di estraneità ed esclusione che prova alla presenza dei genitori udenti con cui fatica a relazionarsi. Attraverso l’amicizia con un ragazzino e sua nonna, il mondo silenzioso e acquatico della bimba troverà la sua voce muta, e riuscirà a legare tutti gli affetti.
“Il mio parere non l’ha chiesto nessuno. Né mamma, e neppure papà. In fondo è figlia sua e suo sarebbe il problema. Che non mi stava bene che Josefine venisse a stare da noi, io, da parte mia, non potevo proprio dirlo”. È Malte, dodici anni che racconta come è cambiata la sua vita da quando la sorella, figlia di una precedente compagna del padre e di cui ignorava l’esistenza, è venuta a stare da loro perché la madre ha bisogno di riprendersi dopo un pesante intervento. Lui si si prepara a partecipare alle Olimpiadi della Matematica ma i continui litigi e le provocazioni di Josefine gli rendono quasi impossibile concentrarsi. Intanto, nel suo gruppo di studio arriva Lale, una ragazzina della sua età che potrebbe batterlo nella gara. E così fra alti e bassi, scontri e avvicinamenti i giorni passano e Malte fa i conti con la verità e scopre che non è poi così male avere una sorella e che Lale può essere qualcosa di più di un’avversaria da battere.