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Autore: Annalisa Brunelli

Rompecabezas

Siamo tutti diversi e facciamo tutti parte di qualcosa di molto più grande di noi. Questo il senso del libro che mostra immagini coloratissime, costruite assemblando scatole di cartone disegnate che, una volta accostate, mostrano immagini e volti sempre diversi e sempre modificabili.

Inseparables

E’ una piccola scarpa che parla e racconta di cosa faceva la sua piccola proprietaria. Il titolo fa proprio riferimento a oggetti che, privi della loro metà, sono inutili, non vanno separati. Eppure, mentre giriamo le pagine e osserviamo con attenzione le bellissime illustrazioni, scopriamo che non è sempre così. La scarpa rotta viene buttata via, a una bimba con due piedi non serve più. Ma siamo sicuri che sia tutto finito? Con delicatezza, la storia lascia intuire quanto male può fare la guerra ma mostra anche che si può andare avanti. Anche con una scarpa sola.

Il viaggio della mamma

Un albo illustrato che racconta come si è sentito il piccolo elefante quando la mamma è dovuta partire. Se da un lato, il piccolo è triste per la sua assenza dall’altro può godersi il suo papà e le cose diverse che fa con lui.

La guerra di Martina

Mentre Martina e Tommaso giocano nella soffitta della nonna, gli capita fra le mani una specie di mappa del tesoro. E’ l’occasione per farsi raccontare di quando era bambina, della guerra e dei partigiani che si nascondevano nei boschi alle spalle del suo piccolo paese e che tutti proteggevano.

Caterina controvento

“Mi chiamo Caterina, ho undici anni abbondanti, due fratellini rumorosi, una mamma sempre in movimento e un papà lontano, al fronte”. Una ragazzina alle prese con la vita difficile e i sacrifici derivati da una guerra di cui sfugge la ragione. Una voce bambina che racconta delle sue giornate e che riflette sugli incontri che fa, dalle giovanissime reclute a chi dalla guerra è scappato e di sé racconta “Io? Io, adesso, sono, sono … uno scemo, uno scemo di guerra! Come me ce ne sono tanti in trincea […] siamo diventati matti, tutta colpa del fango, della fame, della paura. Finiamo in infermeria, a volte ci spediscono in ospedale e, là dentro, ci guariscono con le scosse e con le minacce e ci ricacciano di nuovo in guerra”.