Il sole splende ancora

11 marzo 1939 – 17 dicembre 1945: fra queste due date che segnano l’inizio e la fine di questo libro ci sono sei anni. Ma non sono stati sei anni qualsiasi per migliaia di persone fra le quali troviamo un ragazzino ebreo che a nove anni viene internato a Terezin insieme alla famiglia e che riesce a salvarsi. È la storia dell’autore che l’ha ripercorsa insieme a Hasak-Lowy che ce l’ha raccontata e che dice: “Michael non poteva sapere che un giorno le sue esperienze sarebbero state raccontate per sensibilizzare le persone, per impedire che una cosa del genere succedesse di nuovo. Michael semplicemente viveva, momento per momento. E quindi il mio obiettivo era quello di ricreare quei momenti e di rendere le sue esperienze il più possibile immediate, vivide e, in un certo senso, reali […] Scrivere il libro mi ha aiutato a ricordare. Immaginare cosa significasse essere Michael Gruenbaum in quegli anni mi ha permesso di capire, quasi per la prima volta, come stessero realmente le cose. Non si trattava più della Shoah, ma di un ragazzo che osservava il mondo trasformarsi da sogno a incubo. Un ragazzo che il giorno prima rideva e prendeva a calci un pallone con i suoi nuovi amici, e quello dopo li vedeva sparire”.

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