La B capovolta
L’autrice sceglie un modo originale di raccontare ai bambini la deportazione e lo sterminio degli ebrei: uno sguardo fuori dalla finestra dove alcuni bambini camminano sotto la pioggia ed ecco che il piccolo protagonista parte per un viaggio immaginario che lo conduce, a fianco di piccoli ebrei, sul treno e poi in un campo di concentramento nella graduale scoperta di una storia prima ignorata lungo la quale lo fanno riflettere le parole di Primo Levi, compagno di viaggio e bussola per orientarsi in un mondo sconosciuto e inimmaginabile.


Una riflessione “sugli interrogativi morali, sull’esigenza di giustizia, sulla domanda di senso che la condizione disabile evoca […] richiamando l’attenzione su ciò che la disabilità ci dice a proposito della condizione umana universale: condizione segnata per chiunque da una dignità inestimabile e da una ineluttabile vulnerabilità”. Una riflessione accompagnata anche dalle parole di chi è stato coinvolto direttamente e ha raccontato la sua esperienza, come Julia Kristeva, Jean Vanier, Giuseppe Pontiggia.
“La disabilità, esperienza personale inattesa, rende chi la sperimenta inatteso socialmente”. Un contributo al tema dell’integrazione sociale delle persone disabili che sottolinea come “solo nelle interazioni sociali è possibile trovare per una persona le connessioni tra sé, gli altri e il contesto e, a partire da queste connessioni reali e potenziali, avviare un processo identitario”. Un viaggio attraverso le immagini della disabilità e la loro evoluzione storica, mediato dallo sguardo competente di chi se ne è occupato per tanti anni.