Le parole per dirlo

“Temendo di renderli più vulnerabili per il pregiudizio sull’infanzia da ovattare proteggendola da tutto […] abbandoniamo il bambino a leccarsi da solo le ferite, non lo sosteniamo nella criticità, non lo guidiamo a esprimere il suo disagio e il suo malessere, non rispondiamo alle sue domande di ricerca di senso, non fronteggiamo con realismo le sue fantasie miracolistiche”. Attraverso le storie di alcuni giovanissimi, l’autrice cerca le parole per lenire il dolore e trovare la capacità di superarlo, pur senza dimenticare chi non c’è più.

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