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Sgrunt!

Daniele Movarelli e Alice Coppini
Sinnos
2021

“Il signor Sgrunt è l’uomo più burbero che abbia mai conosciuto. Non che ne abbia conosciuti molti di uomini, ma tra tutti quelli che ho conosciuto, lui sicuramente è il più spinoso”. Inizia così il racconto di Giustino che vive a Monte Quiete dove abitano poco più di 300 persone, insieme a molti gatti e cani. E’ l’unico con cui va d’accordo il vecchio brontolone che Giustino crede sia stato un feroce pirata. Con lui affronterà mille avventure e sarà anche in grado di sconfiggere i tre bulletti che lo perseguitano. Stampato con la font leggimi graphic, il libro è accessibile anche a chi ha difficoltà di lettura.

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Se chiudi gli occhi

Victoria Pérez Escrivà, Claudia Ranucci
Terre di mezzo
2021

“Io cerco di spiegare le cose a mio fratello, ma lui non è mai d’accordo con me”. In un continuo confronto di emozioni e sensazioni, due fratellini si raccontano il mondo. Brevi frasi e grandi immagini colorate ci accompagnano in un percorso esplorativo che tocca le cose più semplici e ben evidenzia come i bambini percepiscono quanto li circonda.

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Su e giù per le montagne

Irene Penazzi
Terre di mezzo
2021

Alberi, animali, ruscelli, sole, fango, neve, giochi e continue scoperte ….grandi illustrazioni per un albo senza parole che accompagna, con grande partecipazione, tre bambini e un cane nell’esplorazione dei boschi e delle montagne nel trascorrere delle stagioni.

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Alfonsina corre

Joan Negrescolor
Terre di mezzo
2021

“Quando avevo dieci anni, mio papà mi ha regalato una bicicletta […] era molto più grande di me. Molto più veloce di me. Lei scattava, io volavo. Volevo essere libera, correre, pedalare”. Con brevi frasi e grandi illustrazioni, l’albo racconta la storia di una ragazzina determinata che, unica donna, ottenne di poter partecipare al Giro d’Italia del 1924, quando il ciclismo era considerato uno sport esclusivamente maschile. Fu una dei 30 concorrenti che completarono il percorso. Erano partiti in 90.

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Lucilla

Annet Schaap
La nuova frontiera junior
2019

“Lucilla è il suo nome. In verità si chiama Emilia. Ma questo era anche il nome di sua madre. E un tempo suo padre trovava fastidioso che due persone alzassero la testa ogni volta che chiamava, per cui in seguito non ha più voluto sentire quel nome. Per questo ora la chiama Lucilla. “Ma non è che brilli tanto, Lucilla – le dice sempre quando dimentica qualcosa o inciampa da qualche parte e il più delle volte proprio mentre ha in mano una pentola di minestra bollente o qualcosa del genere”. Poche righe e già si può immaginare la piccola protagonista alle prese con un padre distratto e oppresso dal dolore che scarica sulla bambina la responsabilità del faro di cui è guardiano. E quando una notte la luce del faro resta spenta e una nave si incaglia fra gli scogli, arriva la punizione: mentre il padre viene murato nel faro con l’obbligo di tenerlo acceso, la bambina viene mandata a servizio alla Casa nera dove pare viva un mostro che nessuno ha mai visto. Ma Lucilla è curiosa e determinata e scoprirà chi è rinchiuso nella stanza della torre, ne saprà conquistare il cuore e soprattutto capirà come renderlo felice. Una bella storia che parla di diversità e pregiudizi ma anche di capacità di ascolto, accettazione e rispetto, nel riconoscimento della dignità e dell’identità di ciascuno.

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Canguro Papini

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