Draghi dell’altro mondo
Cacciato di casa perché non trova lavoro, un uomo arriva nel mondo dei draghi alla ricerca di un impiego. Saprà giocare d’astuzia di fronte alle richieste sempre più difficili che gli verranno fatte e tornerà a casa “seguito dai draghi carichi di sacchi pieni di monete tintinnanti”. Una storia divertente che utilizza la font leggimi! per consentirne la lettura anche a chi ha difficoltà di lettura.
Dire fare ballare
Impostato come un classico abbecedario, questo bel volume propone un verbo per ogni lettera dell’alfabeto che accompagna da piccoli personaggi che compiono le azioni corrispondenti. Avremo la A di amare che verrà declinato in amare la maestra, gli animali, gli amici, la libertà e via via fino alla L di leggere, con il nonno, senza smettere mai, in Braille, un libro elettronico passando dalla E di emigrare che dice soltanto, ma è sufficiente, “emigrare per forza”. E’ tutta qui la forza di un libro che potrebbe essere considerato simile a tanti altri. Vi consigliamo di guardarlo attentamente: troverete, fra i piccoli personaggi, persone in carrozzina, di paesi diversi e diverse culture, che non ci vedono … eppure che sanno, tutti, come interpretare le azioni indicate.
In Svizzera la cioccolata è più buona
“Una certezza l’aveva, però: sul confine succedevano delle cose. Cose che dividevano le persone in due categorie, chi stava dalla parte del bene e chi stava dalla parte del male. E lui, Carlo, se ne sarebbe ricordato per tutta la vita, e avrebbe sempre fatto in modo di non smettere mai di vedere quel confine”. Siamo negli anni ’40 del secolo scorso, Carlo ha otto anni e vive sulle montagne vicino al confine con la Svizzera. Quando scopre un coetaneo nascosto in una grotta, senza farsi troppe domande, decide di aiutarlo a passare le montagne, verso la salvezza.
Ero una bambina ad Auschwitz
“Lavoro, lavoro e lavoro. Non c’è modo di riposare. Anche quando andiamo nella baracca a dormire, siamo così stanche che non riusciamo a chiudere gli occhi subito. I miei pensieri si fanno sempre più bui”. Elissa, bambina di fantasia, diventa la voce dei tanti bambini reali che hanno vissuto nei ghetti e poi nei campi di sterminio da cui molto spesso non sono tornati.
Melody
“Non posso parlare. Non posso camminare. Non posso mangiare né andare in bagno da sola. E’ una bella sfiga […] quando gli altri mi guardano, immagino che vedano una ragazzina dai capelli corti, ricci e scuri legata a una sedia a rotelle rosa. A proposito, non c’è niente di tenero in una sedia a rotelle rosa. Il rosa non cambia una virgola […] Vedono forse una ragazzina dagli occhi scuri pieni di curiosità. Ma un occhio è leggermente fuori fase. La testa le traballa un po’. A volte sbava. E’ davvero munita per essere una ragazzina di dieci anni e nove mesi […] sono incapace di dimenticare qualcosa: tengo stipato nella mia mente ogni attimo della mia vita […] soprattutto però ricordo le parole. Ho capito molto presto che nel mondo là fuori c’erano milioni di parole. Tutti intorno a me erano in grado di dirle senza sforzo […] Tutti si esprimono con le parole. Tutti tranne me. E scommetto che la maggior parte della gente non è consapevole del vero potere delle parole. Io invece sì. I pensieri hanno bisogno di parole. Le parole hanno bisogno di voce. Io adoro il profumo dei capelli appena lavati della mamma. Adoro sentire la barba ispida del papà, prima che si rada. Ma non ho mai potuto dirglielo”. E’ Melody che racconta, di sé, della sua famiglia, della scuola speciale che frequenta, della sua voglia di comunicare e di essere come tutti gli altri. Una voce potente e commovente che incarna quella di tanti altri bambini, e non solo, a cui è negata questa possibilità. Sono rari i libri per ragazzi in cui viene rappresentata con realismo e delicatezza una disabilità motoria e di comunicazione grave: Melody permette ai tanti ragazzini con lo stesso tipo di deficit di riconoscersi e vedersi rappresentati. Di esistere e di avere voce.

