Tempo di imparare

“No, basta: è tempo di imparare a tenere le cose in equilibrio. Sperare per poterti incoraggiare, per determinarmi all’azione, e intanto non sperare troppo: perché ogni passo non compiuto diventa una forra di dolore. Sperare e contenere la speranza, tenere il bilancino con i piatti sempre in bilico. Oggi hai detto perché, metto una perla sul piatto della speranza. Oggi ti chiedo se mangi sempre la merenda e mi rispondi la sequenza di targhe che hai veduto rincasando; metto un anello sul piatto del contenimento. Così ogni minuto e ogni giorno […] Mi sbilanciano i pesi degli altri. Un entusiasmo eccessivo della nonna, un’osservazione nichilista di un medico, tutto ciò che è eccesso mi disturba: gettano lingotti d’oro e pezzi di piombo in un bilancino instabile e precario e dopo ci metto tempo per ritrovare la calma. Piano, imparo a riprendere l’equilibrio: sfogo un poco di qua, dove il peso è eccessivo, svuoto il piatto e torno a camminare come un’indossatrice, un passo davanti all’altro, guardando lontano, senza curarmi del pubblico che attornia la passerella”. Narrata in prima persona, la storia di una madre e del suo bambino con disabilità in un percorso doloroso ma non rassegnato verso il riconoscimento e l’accettazione.

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