Gioco d’equilibrio

“E’ da presuntuosi credere che a questo mondo ci sia qualcuno davvero indipendente. Naturalmente data la mia cecità io dipendo molto dagli altri. Oggi potrei considerarlo uno svantaggio sostanziale […] ho imparato a pensarla in tutt’altro modo. Si sprecano molte energie se si cerca di nascondere le proprie debolezze per mettersi in testa un falso senso di superiorità […] a quota seimila per un cieco e una persona priva di un braccio è infatti molto più semplice dichiararsi a vicenda cosa si è in grado di fare, anzichè cercare di ingannarsi reciprocamente. In quel modo, le poche energie disponibili in situazioni così estreme si possono impiegare per le cose essenziali. Una consapevolezza che ha pur sempre portato il mio amico Peter e me fino in cima all’Aconcagua. E che mi ha fatto capire che il punto non è ciò che si ha o non si ha, ma come si gestiscono i propri deficit e come ci si relaziona con gli altri”. Holzer ci conduce per mano tra cime ventose e pareti ripidissime, piste da sci e lunghi giri in bicicletta e intanto ci racconta come è possibile condurre una vita piena anche senza la vista.

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