Una storia come il vento

“Mi chiamo Muhammad – dice il vecchio […] mi chiamo Yussef – dice il maggiore dei due giovani – e questo è Hassan, mio fratello. […] Le parole rotolano dalle labbra dei passeggeri, con l’intento preciso di incidere nomi e luoghi nelle menti degli altri. Ricordatevi di me. Ricordatevi il mio nome”. Su una fragile barchetta ferma in mezzo al mare si intrecciano i racconti dei viaggiatori in fuga da guerra e violenza. Il suono del violino che Rami ha portato con sé e la leggenda di Suki e del suo stallone bianco che insegnarono la resistenza al loro popolo, li accompagna e li culla in una notte cui forse non seguirà nessun giorno.

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