Il silenzio del corpo

“Ero gravemente compromesso, ma attivo come sempre, e per continuare ad esserlo ho dovuto utilizzare al meglio le mie capacità residue. Ho realizzato poi che questa è la condizione umana universale. Tutti noi dobbiamo cavarcela nella vita venendo a patti con i nostri limiti […] tutti sono disabili, in un modo o nell’altro. E anche se la mia paralisi progressiva avrebbe un giorno posto termine alla mia partecipazione attiva agli affari mondani, potevo ancora mettermi comodo e vederli evolvere. L’antropologia mi aveva trasformato in un voyeur di tutte le questioni umane, e mi aveva educato alla loro bellezza sfuggente e transitoria. Essere vivo era semplicemente troppo interessante, decisi così di riconnettermi con il mondo”. Colpito da un tumore al midollo spinale che gli procura una paralisi progressiva, l’autore usa la sua esperienza da antropologo per esplorare il rapporto complesso che la società (in particolare quella americana) ha con i disabili.

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