Ovunque tu vada

“L’incidente che mi è capitato, banale nella forma, è stato devastante negli effetti anche per il ministero […] è lungo l’elenco dei gesti limitati dal mio corpo trasformato. Senza dubbio una vita nuova da imparare, un apprendimento non immediato, e non so se e quando sarà concluso […] si tratta di essere l’uomo di sempre, il prete di sempre, non nonostante la tetraplegia ma dentro e attraverso di essa […] io mi sono detto che rimango un credente, un credente prete, e vorrei con tutte le mie forze testimoniare che la fede nell’Unico che ha vinto la morte dà senso alla vita, anche dentro una grave tetraplegia. Non rinuncio certo a qualche gesto del ministero (Messa, predicazione, insegnamento), nei tempi e nei modi possibili. Non so francamente dire se sono quello di prima o non lo sono più, ma voglio vivere dentro questa condizione con la coscienza che la fede rischiara la vita, dà speranza, allarga il cuore. E con la certezza che posso essere prete così. Prete nella tetraplegia, ovvero tetraprete: oggi mi sembra quasi un titolo onorifico”. Dettate da una fede autentica e profonda, le riflessioni di un sacerdote dinamico, parroco e viaggiatore, costretto all’immobilità da una caduta che l’ha spinto a guardarsi dentro e a vedere il mondo con occhi nuovi.

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