La gamba di legno di mio zio

Avventure per mare, zii un po’ corsari che tornano dopo tanti anni con belle storie da raccontare, un bambino dalla spiccata immaginazione e anche, tra le righe, storie di migrazione e di sopravvivenza. E’ la Storia grande dentro le storie piccole che le parole e le immagini del romanzo propongono ai piccoli lettori. E’ la magia del racconto, la trasmissione (anche e spesso orale) di una memoria condivisa, il racconto delle origini e del passato. Come dice l’autore “a ispirarmi, in questo caso, sono state le storie che ho ascoltato da bambino nella mia famiglia. Erano tutti dei grandi narratori orali, e avevano un istintivo senso dell’avventura, forse anche perché le storie che raccontavano erano vere, per quanto le condissero ogni tanto con delle digressioni fantastiche. Ho sempre creduto che siamo i libri che abbiamo letto. È la materia di cui è fatta la nostra voce. […] Sono loro che ci hanno educato a un’idea di libertà. È sempre un gioco di specchi, di rimandi, di passioni. Tutto è sempre contaminato: la propria esperienza, quella degli altri, una frase o parola che per noi risuona in un certo modo… e poi la musica. La musica che abbiamo ascoltato, quella che vorremmo riprodurre scrivendo”.

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